Caro Diario (di uno studio penale) – Episodio 1

Uno dei buoni propositi del mio 2021, oltre a mangiare più sano, allenarmi tutti i giorni, essere la versione migliore di me stesso e tutte quelle altre cose che non farò mai, è di riprendere in mano il blog.

La nostra community ha superato quota diecimila, permettendoci di sbloccare alcune funzionalità di Instagram, swipe up su tutte.

Allora, invece di sfruttare questa comodità per vendere al lettore delle tisane dimagranti con il codice sconto “NextLawyer 10”, abbiamo deciso di arricchire le vostre giornate trascorse sui libri.

In che modo? Con alcuni racconti di vita vissuta, all’interno di uno studio legale prevalentemente specializzato in diritto penale.

Nonostante questo, lo vedremo, le questioni sono quasi sempre trasversali, interessando anche istituti di diritto civile e di diritto commerciale.

Attenzione, questa rubrica, che inauguro con grande fantasia come Caro Diario, costituirà solo una parte degli articoli che stiamo realizzando dietro le quinte.

Pubblicheremo materiale utile sia ai praticanti avvocati che agli studenti di Giurisprudenza per anticipare le tappe della loro carriera ed assumere scelte più consapevoli.

Il piano – suscettibile di essere stravolto da un momento all’altro, perché mi conosco – è semplice.

Racconteremo alcuni episodi, casi, processi, successi ed insuccessi, avvenuti durante le ultime due settimane lavorative, che riguardino il sottoscritto e tutto il team di NextLawyer.

Un diario, con annotazioni telegrafiche delle situazioni che ritengo più interessanti per i futuri avvocati e non.

Alcune di queste le avrete già viste nelle stories di @nextlawyer.it, altre saranno inedite.

Vien da sé che ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Privacy comes first.

CARO DIARIO

EPISODIO 1 – DIARIO 1-15 GENNAIO 2021

Assaporato in anteprima il tipo di Capodanno che festeggerò compiuti i novant’anni per colpa del Coronavirus, la prima attività del 2021 è stata prestata nell’ambito dell’assunzione di sommarie informazioni testimoniali (SIT), rese da un nostro cliente presso la Polizia Municipale.

Tizio, infatti, una mattina, percorrendo il tragitto casa – scuola, quando ancora non si parlava tramite webcam, è inciampato in una buca sul marciapiede in prossimità di una grata dai profili irregolari e taglienti.

La caduta, aggravata dal peso dello zaino, ha determinato uno squarcio molto profondo nella gamba del malcapitato, che è stato subito suturato in Pronto Soccorso.

Di seguito, la scena del crimine.

Dimesso con prognosi (previsione sul decorso e soprattutto sull’esito di un determinato quadro clinico) di trenta giorni, ha scelto di sporgere denuncia querela nei confronti dei responsabili della manutenzione di quel tratto di marciapiede e grata affinché gli stessi fossero perseguiti per il reato di lesioni colpose ex art. 590 c.p. e per quelli che la Procura avrebbe ritenuto, se del caso, rilevare.

Dopo qualche mese e completamente ristabilito, allora, Tizio è stato chiamato a rendere dichiarazioni in ordine a quanto appena descritto.

Niente di più di quanto non avesse già riferito in sede di querela, salvo alcune precisazioni sul decorso della malattia e contestuale deposito della relazione di fine cura: il danno estetico della ferita è di carattere permanente. Cicatrice a vita.

Nel caso di specie la mia presenza non era necessaria, ma come non sarà sfuggito ai più attenti si tratta di una persona giovane, che ha espressamente richiesto di essere accompagnato.

Chi sono io per dire di no?

Settimana scorsa, invece, è stato il turno della prima direttissima dell’anno (art. 449 c.p.p.)

Caio, cliente di Francesca, è stato arrestato in flagranza di reato ai sensi dell’art. 381 c.p.p. (arresto facoltativo) per resistenza a pubblico ufficiale ex art. 337 c.p., punita nel massimo con cinque anni di reclusione.

Nell’occasione, stando alla relazione dell’agente di P.G. intervenuto in udienza, Caio avrebbe commesso anche il reato di lesioni aggravate (art. 582 – 585 c.p.) proprio perché realizzate ai fini della resistenza contro un pubblico ufficiale.

La dinamica dei fatti è piuttosto standard: fermato in pieno giorno per un controllo routinario, l’imputato non ha accettato di buon grado il compimento dell’atto d’ufficio e, una volta accompagnato in Commissariato, si è divincolato dalla presa dell’agente, arrecandogli un danno guaribile in sette giorni.

Fuori dal normale, invece, quello che è successo a qualche centinaio di metri di distanza e, più precisamente, nel mio studio legale

Caio, infatti, mentre si metteva nei guai con la legge, era al telefono con noi.

Chiamato preventivamente il numero cellulare di Francesca, abbiamo assistito a tutta la scena in diretta.

Escalation di rumori e toni che si scaldavano, fino all’improvviso silenzio.

Processo fissato per il giorno immediatamente seguente.

Io e Francesca siamo quindi andati a Palazzo di Giustizia dove, scambiate due parole con il cliente, abbiamo letto per la prima volta il capo d’imputazione.

Nel processo per direttissima, infatti, il fascicolo per il dibattimento è formato unilateralmente dal PM, che lo trasmette insieme al decreto alla cancelleria del giudice del dibattimento.

Omette l’udienza preliminare sul presupposto di una particolare evidenza della prova ed è instaurato, appunto, su iniziativa del Pubblico Ministero, che in alcuni casi deve e in altri può procedervi.

L’arresto, che ripetiamo era facoltativo e per facoltativo intendo che non può mai mancare, alternativamente, la gravità del fatto o la pericolosità del soggetto, desunta dalla personalità e dalle altre circostanze, è stato convalidato.

Il PM ha chiesto anche l’emissione di una misura cautelare, che fortunatamente il Giudice non ha concesso.

Richiesto un termine per preparare al meglio la difesa, la prossima udienza è stata fissata a fine febbraio. News will follow.

Nel frattempo, essendo il più giovane del mio studio, ho svolto anche compiti meno di concetto

Attività di cancelleria, richieste dei casellari giudiziali dei nostri clienti (abbiamo fatto diverse stories sul punto, ma il prossimo articolo vi chiarirà le idee una volta per tutte) e studiato in vista di due fascicoli particolarmente complessi.

Per uno di questi è appena arrivato l’acip (avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415bis c.p.p.) ciò significa che abbiamo venti giorni per svolgere determinate attività.

Quali? Presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa alle investigazioni difensive, chiedere al PM il compimento di ulteriori atti d’indagine, rilasciare dichiarazioni spontanee e chiedere di essere interrogati.

Non strettamente collegato all’attività professionale è poi il mio tour personale (l’ho ribattezzato Elemosina) presso alcune banche per trovare quella più coraggiosa ed intenzionata a concedermi un mutuo per l’acquisto della prima casa.

Sotto questo profilo, è la mia prima esperienza e temo sia destinata ad andare avanti per le lunghe.

Ne parlo in questa sede perché immagino che, come me, tanti altri giovani liberi professionisti in rampa di lancio possano incontrare le stesse difficoltà.

Mi sono poi dedicato, è ovvio, a NextLawyer

Con Francesca, Alessio, Alessandro e Simone stiamo vagliando alcune candidature spontanee dei nostri followers, concludendo un prodotto editoriale e gestendo l’attività quotidiana delle nostre pagine social, Instagram su tutte.

Il mondo è gentile con noi e continua ad offrirci spunti interessanti, vedi l’assalto a Capitol Hill negli States oppure l’annullamento con rinvio della Corte di Cassazione nel processo sulla strage di Viareggio che ha determinato le prescrizioni in punto omicidio colposo dei vari manager coinvolti.

Cos’altro? Mio fratello minore è appena andato a vivere in Giappone (con permesso studentesco) e quindi mi sto occupando – in remoto – di dargli una mano con tutti gli adempimenti burocratici. Non sono pochi. Beato lui. La situazione sanitaria pare sensibilmente migliore della nostra e, tolti alcuni templi ancora chiusi, la vita scorre normale.

Infine, ho letto un libro che mi è piaciuto tantissimo. Si chiama Cecità ed è di Jose Saramago, premio Nobel per la letteratura.

In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione diventa cieca per un’inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un’esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici.

Può risultare un po’ forte, ma non ricapiterà più di poterlo leggere durante una pandemia 😷.

Ti costringe a riflettere su tantissimi aspetti attuali e, proprio per questo, lo consiglio a tutti.

Questi, in estrema sintesi, gli highlights delle mie due ultime settimane suscettibili di essere raccontati a voce alta. Se prendo confidenza con lo strumento del Caro Diario andremo più in profondità.

Gianmaria