Decreto Ingiuntivo: i 5 trucchi che in pochi conoscono

Il ricorso per decreto ingiuntivo, nel diritto civile, rappresenta uno degli atti oggettivamente più semplici.

Non a caso è fra i primi affidati all’avvocato praticante.

Nonché una delle poche speranze di offrire un risultato immediato, in termini economici, al nostro assistito.

Anzitutto vediamo di cosa si tratta.


È un procedimento sommario inteso a procurare in forma più semplice e sollecita la condanna del debitore ingiungendogli di pagare una somma entro un certo numero di giorni e, in alcuni casi, anche immediatamente.


Normalmente viene redatto in stile catena di montaggio.

Si trascurano alcuni accorgimenti che potrebbero consentire al cliente di risparmiare denaro ed abbreviare i tempi di recupero del credito.

Ti ricordi quali sono i presupposti per l’emissione del decreto ingiuntivo, vero?

Ripassiamo.

Ai sensi dell’art. 633 del c.p.c.su domanda di chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata, il giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento o di consegna:

1) se del diritto fatto valere si dà prova scritta;

2) se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua opera in occasione di un processo;

3) se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata.

L’ingiunzione può essere pronunciata anche se il diritto dipende da una controprestazione o da una condizione, purché il ricorrente offra elementi atti a far presumere l’adempimento della controprestazione o l’avveramento della condizione”.


Driiin. Lezione terminata, che fatica.


Adesso però facciamo i NextLawyer: parliamo di strategia.

Vediamo dunque quali sono le cinque regole, spesso ignorate, per offrire un servizio al top e differenziarsi dalla massa.

1) L’estratto autentico delle scritture contabili è quasi sempre inutile.

Il secondo comma dell’art. 634 del c.p.c. dispone che: “Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di danaro nonché per prestazioni di servizi fatte da imprenditori che esercitano una attività commerciale e da lavoratori autonomi anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli articoli 2214 e seguenti del codice civile, purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute, nonche’ gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l’osservanza delle norme stabilite per tali scritture“.

Premesso ciò, molti colleghi ti diranno che: “se vuoi ottenere un decreto ingiuntivo su fattura è necessario chiedere al Notaio l’estratto autentico delle scritture contabili”.

Ovviamente a spese del cliente.

In realtà, nella maggioranza dei casi questa incombenza è del tutto inutile.

Si risolve in un ulteriore dispendio di denaro a carico di un soggetto che ha già subito un danno.

Ed infatti è sufficiente avere un’ulteriore prova scritta a sostegno della fattura per offrire al Giudice un quadro istruttorio completo.

Il binomio fattura – mail/ordine/contratto permette di bypassare l’estratto autentico e l’ulteriore esborso a carico del cliente.

Pertanto, chiedi sempre al cliente se, fattura a parte, dispone di documentazione a sostegno della sua pretesa.

2) La scelta del foro competente

Nel momento in cui il debitore non ha sede nel tuo circondario, la soluzione più semplice ed immediata è quella di seguire il c.d. “foro del convenuto”.

Ciò significa andare in trasferta e cercare un domiciliatario nell’ambito del circondario di competenza, affinché svolga la parte dell’incarico che va fatta necessariamente in loco.

Permettimi una piccola digressione sulla figura del domiciliatario. E’ un collega che:

  • spesso e volentieri non conosci;
  • qualcuno, il cliente o tu direttamente(guarda l’art. l’art. 43 del Nuovo Codice Deontologico Forense), dovrà ovviamente e giustamente pagare;
  • per quanto preparato e volenteroso possa essere, considererà il tuo fascicolo come una mera incombenza pratica (è umano).

Ergo evita, laddove possibile, di giocare in trasferta.

Ricorda sempre che esiste l’articolo 20 c.p.c, per cui: “Per le cause relative a diritti di obbligazione è anche competente il giudice del luogo in cui è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione dedotta in giudizio”.

E ancora la previsione dell’art. 1182 c.c. secondo cui: “L’obbligazione avente per oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza”.

Fai attenzione solamente a quanto recentemente disposto dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

La sentenza n.17989/2016 ha statuito che la competenza spetti al giudice del domicilio del creditore soltanto per le obbligazioni liquide, ossia quelle di cui il titolo originario determini l’ammontare, oppure indichi i criteri per determinarlo senza lasciare margine alcuno di scelta discrezionale.

3) La mail può essere utilizzata per ottenere la provvisoria esecutorietà.

Un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo è, logicamente, qualcosa di ben più pregnante e incisivo di quello “ordinario”.

Nel primo caso potrai notificare, insieme al titolo, l’atto di precetto ed iniziare l’esecuzione forzata decorsi soli dieci giorni dalla notifica.

Nel secondo dovrai attendere quaranta giorni e, in caso di opposizione, almeno altri tre mesi prima di sapere se potrai tentare un pignoramento.

Può essere utile ripassare in quali casi è possibile ottenere un’ingiunzione immediata nei confronti del debitore?

Partiamo, come sempre, dalla norma.

L’art. 642 c.p.c. prevede che: “Se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell’opposizione. L’esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere; il giudice può imporre al ricorrente una cauzione”.

Al giorno d’oggi è francamente inusuale che nei rapporti tra privati o tra imprese intercorra corrispondenza che rispetti la lettera della norma.

Ma, in nostro aiuto, viene la tecnologia.

L’e-mail, infatti, è un documento informatico provvisto di firma elettronica.

La coppia di dati “indirizzo mittente – headers” associati logicamente alla coppia di dati “username e password” soddisfa il requisito della forma scritta ex art. 10, comma 2, del D.P.R. n. 445/2000.

Da questo intreccio tra informatica e norme, la giurisprudenza di merito afferma che non c’è bisogno né della posta elettronica certificata, né della firma digitale per dare a una semplice mail il valore di prova, anche ai fini del dettato dell’art. 642 del c.p.c..

Non di rado infatti il creditore dispone di una mail in cui il debitore riconosce il proprio inadempimento e promette, seppur invano, di porvi rimedio.

In tal caso il gioco è fatto.

Ponila all’attenzione del Giudice e chiedi che sia concessa l’immediata esecuzione.

Il tuo assistito sarà felicissimo.

4) Ricorda gli interessi moratori.

La crisi economica, che ci attanaglia da anni, ha determinato il crollo del tasso di interesse al saggio legale.

Nel 1996 il saggio legale di interesse annuo era al 10%.

Oggi oscilla tra lo 0,1% e lo 0.3%.

Questo comporta un ulteriore svantaggio per il creditore.

Dovrà attendere i tempi biblici della giustizia. Consapevole che il disagio patito per il mancato saldo non sarà in alcun modo ripagato.

Attenzione: le cose cambiano se il cliente è un’impresa oppure un professionista.

Il D.L. n. 231/2002 dispone infatti che, nell’ambito di una transazione commerciale, chi subisce ingiustificatamente un ritardo nel pagamento del prezzo ha diritto alla produzione automatica degli interessi di mora, pari all’8% annuo.

Oggetto di applicazione del provvedimento sono i rapporti tra imprese ed imprese, imprese e professionisti, imprese/professionisti e P.A..

In tali casi, pertanto, richiedi che, oltre al capitale ed alle spese legali, anche il pagamento degli interessi moratori.

In questo modo puoi riferire al cliente che sarà ristorato con una somma aggiuntiva.

Di solito non fa schifo a nessuno.

5) Il dilemma dei provvedimenti.

Infine, un consiglio secco, ma di grande efficacia.

Se concludi di avere la possibilità di ottenere due provvedimenti, ma sei indeciso su quale sia quello più vantaggioso, la soluzione è facile facile.

Chiedili entrambi.

Poni in via subordinata quello che ritieni più probabile, ma meno soddisfacente.

In questo modo non rinuncerai a priori alla tua domanda principale e, se il Giudice non ne sarà convinto, emetterà in ogni caso un decreto sulla base della domanda formulata in subordine.

Inutile dirti che se invece accoglierà la tua domanda principale farai un figurone.

E a te? Sono già capitate vicende del genere?

Raccontamelo qua sotto, nei commenti!

Ale.