Caro Diario (di uno studio penale) – Episodio 5

Caro Diario (di uno studio penale), il coronavirus è riuscito nell’impossibile: sono state rivoluzionate le modalità dell’esame di abilitazione alla professione forense.

Un ripasso veloce delle finalità di questa rubrica e poi passiamo alla cronaca di marzo, monopolizzata, appunto, dall’esame di Stato.

Sfruttiamo questo spazio per parlare di diritto e dintorni. Racconterò alcuni episodi, casi, processi, successi ed insuccessi, avvenuti durante le ultime due settimane lavorative, che riguardino il sottoscritto e tutto il team di NextLawyer.

Un vero e proprio diario digitale, con annotazioni telegrafiche delle situazioni che ritengo più interessanti per i futuri avvocati e non.

Alcune di queste le avrete già viste nelle stories di @nextlawyer.it, altre saranno inedite.

Vien da sé che ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Privacy comes first.

EPISODIO 5 – DIARIO DI MARZO

IL NUOVO ESAME

Come anticipato, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DECRETO-LEGGE 13 marzo 2021, n. 31.

Misure urgenti in materia di svolgimento dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

I rumors hanno trovato conferma.

In effetti, era difficile immaginare di poter riunire ventiseimila candidati senza creare un pericolo assembramenti. Lieti dell’intervento autorevole del CTS, ma dentro di noi lo sapevamo già fin troppo bene.

D’altronde che fosse eccessivamente rischioso era già abbastanza evidente da mesi, eppure a poche settimane dal via i futuri avvocati non sapevano né come, né dove, né quando avrebbero avuto la sacrosanta chance di provare le loro capacità giuridiche.

Sorpresa: l’edizione del 2020, dopo i due rinvii di dicembre e aprile, si articolerà in una doppia prova orale.

Quando? Non si sa.

L’incertezza, come vedremo nel prosieguo, è il nostro mantra.

Con buona pace delle ore e dei giorni passati ad esercitarsi sui canonici pareri scritti (ed anche dei soldi spesi per corsi non proprio in saldo) questa primavera cambia tutto.

La prima prova ricorda quei quiz televisivi in onda su Canale 5 all’ora di cena.

Praticamente, se ho capito bene, funzionerà più o meno così.

Sigla.

Prendete posto, il gioco sta per cominciare

IL PRIMO ROUND

Maggio/Giugno 2021. O qualcosa del genere. Non si sa, ma farà caldo.

Il candidato nelle settimane precedenti ha comunicato (non si sa come) la propria materia di preferenza.

Ciao, mi chiamo Tizio, ho 26 anni e vivo a Roma.

I miei hobby comprendono gli scacchi, i reati contro il patrimonio e le lunghe passeggiate.

Come all’inizio di Pokemon Rosso, può optare per tre diverse opzioni che incideranno inevitabilmente sull’intero svolgimento dell’esame.

Il nostro collega (purtroppo) non fa l’allenatore e davanti a lui trova solo civile, penale ed amministrativo.

Il giorno dell’esame si reca non si sa dove e proprio lì incontra un cancelliere ad aspettarlo (il delegato della sottocommissione).

Un cancelliere, una webcam ed un microfono. Ipotizzo.

Perché la sottocommissione (eccezionalmente formata da tre membri e non da cinque, di cui due avvocati e uno tra un professore ed un magistrato in pensione) sarà connessa in remoto dalla Corte d’Appello sorteggiata in abbinamento.

Quindi l’unica persona in carne ed ossa controlla il materiale a disposizione del candidato: i codici, anche commentati esclusivamente con la giurisprudenza, le leggi ed i decreti dello Stato.

Verifica che non ci siano testi vietati e bigliettini di sorta.

Sia mai che provi a barare.

Questa è una trasmissione seria.

E noi vogliamo quella lavatrice.

Conclusi gli adempimenti preliminari, si abbassano le luci.

L’atmosfera si surriscalda.

Il gioco a premi può finalmente cominciare.

Si, oggi mi sento fortunato..

LE BUSTE

Pronti, via: è di nuovo il momento di scegliere, ma se la prima decisione era piuttosto telefonata (salvo coraggiose e fantasiose strategie), qui sfidiamo il nostro destino.

Quale busta vuoi aprire: la uno, la due o la tre? A differenza del solito esame, qui ognuno pescherà un argomento diverso.

Non siamo più sulla stessa barca.

Come si fa a scegliere? Quale criterio scientifico dobbiamo seguire?

Per non saper né leggere, né scrivere, visto che sono nato il 20/02, puntiamo tutto sulla seconda.

All’interno c’è una traccia, come quella del parere scritto, ma in versione light, che viene dettata al candidato.

Copia/incollando il testo del D.L. scopriamo che la prima prova orale è pubblica e ha ad oggetto l’esame e la discussione di una questione pratico-applicativa, nella forma della soluzione di un caso, che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale.

Ricevuto. Se la connessione non lagga, è ora di mettere mano ai codici.

Non prima però di aver fatto partire il cronometro.

Andiamo a casa o ci salviamo?

IL PRESSURE TEST

Sotto la cloche dei tre giudici, infatti, oltre alla traccia, si nasconde anche un timer.

Per lo svolgimento della prima prova orale è assegnata complessivamente un’ora dal momento della dettatura del quesito: trenta minuti per l’esame preliminare del quesito e trenta minuti per la discussione.

Tutte le scuole di preparazione hanno sempre suggerito ai loro corsisti di dedicare un’ora alla sola lettura approfondita della traccia, ora come la mettiamo?

In soli trenta minuti il nostro candidato deve:

1- Leggere attentamente il testo;

2- Individuare il quesito posto dalla traccia;

3- Analizzare ed individuare la soluzione del caso con l’ausilio dei codici annotati

Inoltre, è caldamente consigliato prendere appunti e realizzare uno schema pratico per la discussione orale.

In mezz’ora io non riesco nemmeno a scegliere cosa guardare su Netflix.

Infatti, quando arriverà il momento di capovolgere la clessidra, il delegato provvederà a togliere di mezzo tutto meno il semplice codice non commentato ed inizierà l’esame vero e proprio.

Come sfruttare al meglio il colloquio?

1) Esaminare la vicenda in esame, evidenziando gli elementi giuridicamente rilevanti;

2) Analizzare brevemente gli istituti giuridici di riferimento;

3) Esplicitare la questione giuridica;

4) Argomentare in merito alla risoluzione del quesito (sulla base delle ricerche giurisprudenziali effettuate nell’arco dei primi 30 minuti);

5) Individuare eventuali azioni processuali da intraprendere o eventualmente, se si dovesse rendere necessario adire l’autorità giudiziaria, indicare il tipo di atto che andrebbe redatto.

Certo, suggerire da qui è semplice.

Un po’ più stressante farlo davanti alle sagome online dei commissari, i quali – terminata l’esposizione – comunicano subito l’esito della prova.

La sorpresa nell’uovo di Pasqua

IL SECONDO ROUND

I fortunati che riusciranno ad avanzare al livello finale, verranno esaminati dalla sottocommissione del proprio Distretto a non meno di trenta giorni di distanza.

Le modalità questa volta rimangono invariate. Tranne che per un piccolo, insignificante, particolare.

Questa consiste nella discussione di brevi questioni relative a cinque materie scelte preventivamente dal candidato, di cui: una tra diritto civile e diritto penale, purché diversa dalla materia già scelta per la prima prova orale; una tra diritto processuale civile e diritto processuale penale; tre tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto dell’Unione europea, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico.

Hai scoperto anche tu l’easter egg, vero?

Per giorni sono stato convinto fosse un errore di battitura, ma non è così. Per facilitare una prova già troppo semplice, per nulla arcaica e fuori dal tempo, in via eccezionale, bisognerà portare oralmente entrambi i diritti sostanziali (tutti e tre, per gli amici amministrativisti).

Che sarà mai, per diventare giudice questo ed altro.

Ah, come dici? Non è il concorso di magistratura?

Il mio Studio Legale si occupa prevalentemente della materia penalistica. In questi primi tre anni di attività mi considero fortunato ad aver assimilato un centesimo di quello che c’è da sapere per fare dignitosamente questo mestiere.

Per contro, di civile, conosco la definizione di contratto e poco altro.

Un conto è realizzare un parere di diritto civile avendo a propria disposizione un codice commentato e sette ore di tempo per venirne a capo, sfruttando anche una costruzione dell’elaborato che poggia su dei punti fermi (introduzione, parafrasi, analisi degli istituti giuridici prima in astratto e poi in concreto, ecc).

Tutta un’altra storia quella dell’esame orale, per il quale – se vogliamo prendere sul serio questo esame – non basterebbero due mesi di studio dedicato della materia.

Figuriamoci se devi portarne contemporaneamente altre cinque.

Mi dissocio.

Ad un passo dall’abilitazione

IN MEGLIO O IN PEGGIO?

È presto per dirlo. Personalmente ero (e resto) molto scettico.

Non capisco come sia possibile che una prova orale possa sostituire efficacemente il trittico degli scritti.

Insomma, se c’è una cosa che sappiamo con certezza è che per avere il diritto di partecipare all’esame e sederci al nostro banchetto, siamo già stati esaminati circa trentacinque volte, con altrettanti esiti positivi riscontrati da professori universitari.

È così che ci siamo guadagnati il titolo di praticanti. Era l’unica strada percorribile.

Il check sulla teoria, quindi, è stato ampiamento superato.

Quello che manca, in ottica pro futuro, è la capacità di scrivere come dio comanda e quella di misurarsi con dei casi pratici.

I casi pratici, tuttavia, si risolvono in maniera ponderata: non siamo dei jukebox della giurisprudenza.

Le tracce vanno lette e rilette, i ragionamenti richiedono tempo.

Questo vale sia per gli avvocati con quarant’anni di esperienza alle spalle, sia – a maggior ragione – per le matricole.

Infatti, dipendesse dal sottoscritto, esisterebbero solo le prove scritte più – eventualmente – un colloquio sulla deontologia.

Non la via crucis con le sei materie che dimostrano, al più, una buona memoria.

In questi giorni è stato bocciato anche il quiz a crocette. Dal Ministero dicono che una soluzione siffatta umili la professione.

Sarà anche vero, ma non c’è molto di cui andare fieri nemmeno nella situazione in cui sono stati abbandonati migliaia di praticanti.

Restiamo vigili, in attesa del prossimo D.M. che dovrebbe indicare tutti i dettagli logistici, indispensabili per organizzare la nostra preparazione e continuiamo a confrontarci quotidianamente sui nostri social.

Al prossimo episodio.

NextLawyer. Gli avvocati di domani, oggi.