Esame forense e Coronavirus: una proposta in più

Navigando nei gruppi riservati ai futuri avvocati, in tempo di quarantena, l’argomento più “caldo” è sicuramente quello dell’esame di abilitazione alla professione forense.

L’interesse per il proprio destino professionale è umanamente comprensibile e l’emergenza sanitaria in atto è purtroppo tremendamente reale.

Non mi sento di puntare il dito o fare la predica a chi rimane concentrato sulla tematica. Preoccuparsi è naturale ed ognuno affronta il periodo (ed il dolore) a modo suo.

Quello che mi pare improponibile, se non una vera e propria forzatura, figlia di esasperazione e frustrazione nei confronti di un esame che necessita di essere ripensato, è il paragone con l’abilitazione d’ufficio dei medici.

Tuttavia, se l’emergenza dovesse prolungarsi ancora a lungo, sarà inevitabile intervenire in qualche modo anche sulle modalità di svolgimento relative all’ultimo esame sostenuto (dicembre 2019).

Come?

Su Internet alcuni invocano una soluzione del tipo “ammettere TUTTI i candidati che hanno sostenuto gli scritti alla prova orale, da sostenere telematicamente da settembre in avanti“.

Non mi farò certo nuovi amici ma, da candidato bocciato all’esame di due anni fa ed in attesa degli esiti di quello in corso, credo che una proposta del genere sia squalificante per l’intera categoria.

Alcuni, proponendosi per class actions contro i medici impegnati a combattere il covid 19, già hanno mostrato l’inguardabile inclinazione ad approfittare del dramma che stiamo vivendo.

Non vorrei che facessimo analoga figura spingendo per la caldeggiata “sanatoria” degli scritti.

I sostenitori di questa soluzione vorrebbero cancellare l’unica prova già sostenuta da oltre 20.000 candidati in Italia, in maniera rituale (e sappiamo bene quanto sofferta) per svolgere altrettanti esami orali (che non possono durare meno di 45 minuti). Via Skype.

In tal modo verrebbero penalizzati quelli  – su tutto il paese statisticamente la maggioranza –  che hanno risolto correttamente le prove di esame, a vantaggio di coloro che hanno dato cattiva prova di se.

Attenzione: non mi riferisco ovviamente ai casi limite, per i quali bisognerebbe presentare una seria proposta di riforma di tutto il sistema di abilitazione forense, ormai un concorso a tutti gli effetti.

Personalmente reputo insensata l’idea di annullare l’unica prova svoltasi correttamente per ancorare l’esito dell’esame ad un esame da svolgere da remoto e quindi in maniera del tutto anomala a mai sperimentata prima, semmai, come dirò tra un istante, sarebbe molto più logico il contrario.

Con i ragazzi della Community di NextLawyer ne parliamo spesso, confrontandoci su Instagram su tutti i possibili scenari, ma non solo. Recentemente sono uscite anche interviste a tanti protagonisti del pianeta Giustizia, come quella al concorrente di Masterchef 2020, per distrarci ed imparare qualcosa in più.

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Se si tratta di una provocazione dovuta alla paura di trovarsi di nuovo a contemplare un 25 scritto a matita senza capire ne come ne perché, lo capisco. Ci sono passato e fa male. Ma una provocazione deve rimanere.

La cestinazione degli scritti potrebbe essere proposta solo ove si verificasse l’impossibilità a procedere alla correzione. In realtà questa attività è interrotta da un mese (periodo corrispondente a quattro sedute al massimo).

Considerando che i risultati vengono pubblicati tra giugno e luglio significa che la metà dei compiti è già stata valutata. C’è ampio margine per recuperare.

Come fare allora?

La situazione è del tutto nuova e non ci sono precedenti che possano aiutare. Vi offro la mia idea.

 

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Ove la stasi imposta dalla pandemia dovesse protrarsi fino a rendere impossibile lo svolgimento degli esami secondo le forme previste, allora sarebbe forse preferibile abilitare, o meno, i candidati sulla base dei risultati dei compiti scritti, già sostenuti, corretti (in parte) e conservati presso le varie Corti. Senza passare dall’orale.


Benefici:

  • La correzione degli scritti (ora sospesa) può essere prolungata senza problemi fino ad ottobre/novembre

  • I candidati non ammessi all’orale non avrebbero di che dolersi, salvo ovviamente specifici casi di ricorso sempre esperibili

  • Le materiale dell’orale, tolta deontologia forense, sono tutte materie già positivamente superate dal candidato durante il percorso universitario

  • Nessun candidato sarà costretto a vagare nel buio, ripresentandosi agli scritti di dicembre 2020 senza conoscere l’esito dei compiti sostenuti l’anno prima

  • Eventualmente si potrebbe sostenere si un orale in via telematica (per azzerare il rischio contagio), ma circoscritto alla materia deontologica e di durata tale da permetterne la conclusione entro il mese di novembre.


La premessa, mi ripeto, è che le modalità ordinarie di svolgimento delle varie prove non possano trovare applicazione.

L’altra soluzione sarebbe, a mio avviso, irrazionale, ingiusta ed illogica.

Ripeto: questa è solo la mia personalissima visione della vicenda, una riflessione senza pretese.

Stiamo a vedere come si evolverà la cosa.

Nel frattempo resta a casa, per te e per le persone a cui vuoi bene.

A presto,