Guida in stato d’ebrezza nel 2021: l’articolo definitivo

Tra i procedimenti che più frequentemente varcano le porte delle aule di giustizia vi rientra sicuramente quello relativo alla guida in stato di ebrezza: in questo articolo affrontiamo tutto ciò che c’è da sapere al 2021.

Si tratta di una delle domande più ricorrenti nei nostri direct message.

Oltre ad essere un serio rischio per l’incolumità propria ed altrui, nonché a rappresentare una delle principali cause di incidente stradale, la guida in stato di ebrezza è, infatti, uno degli illeciti più diffusi in Italia.

Lo stesso può essere perseguito in via amministrativa ed anche sfociare, nei casi più gravi, in un procedimento penale.

Ma cosa stabilisce di preciso il Codice della Strada? Quali sono i nostri diritti se veniamo fermati dalla Polizia? Possiamo rifiutarci di “soffiare nel palloncino”? Come si può contestare la validità dell’alcooltest?

Proviamo insieme a rispondere a tutte queste domande.

Non è detto che una tematica simile non possa riguardare proprio il prossimo esame di stato.

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GUIDA IN STATO DI EBREZZA: NORMATIVA DI RIFERIMENTO E SANZIONI

Come noto, in caso di guida in stato di ebrezza, il Codice della Strada (D.L 285/1992) prevede, all’art. 186 comma 2, un crescendo di sanzioni direttamente proporzionale al quantitativo di alcool rinvenuto nel conducente.

Maggiore sarà la quantità di alcol, più severa sarà la sanzione irrogata.

La soglia minima oltre la quale si può essere sanzionati per guida in stato di ebbrezza è fissata dal legislatore.

Parliamo di 0,5 grammi di alcol per litro di sangue.

Tuttavia, se la quantità riscontrata all’etilometro risulta inferiore allo 0,8 grammi, si sarà puniti solamente con una sanzione amministrativa.

Specularmente a quanto avviene con una qualsiasi altra infrazione del Codice stradale (qual è, ad esempio, non rispettare il limite di velocità).

L’importo della sanzione amministrativa può andare da un minimo di euro 532 ad un massimo di Euro 2.127, a seconda della gravità della condotta. Nondimeno, all’infrazione conseguirà la sospensione della patente di guida fino ad un massimo di mesi sei (art 186, comma 2, lett. a).

Qualora si volesse contestare la sanzione irrogata, l’autorità giudiziaria a cui rivolgersi sarà il Giudice di Pace del luogo in cui è avvenuta la contestazione.

Solamente un tasso superiore allo 0,8 grammi, comporterà la contestazione del reato di guida in stato di ebrezza. Seguirà, dunque, l’instaurazione del procedimento penale dinanzi al Tribunale monocratico del luogo e, conseguentemente, l’applicazione delle relative sanzioni.

LE SANZIONI

Anche in questo caso, la pena risulta parametrata alla gravità della condotta del conducente:

  • se il tasso alcolemico va da 0,81 fino a 1,5 g/l, si applicherà l’ammenda da 800 ad 3.200 euro, l’arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente da sei mesi ad un anno (art 186, comma 2, lett. b);

 

  • se il tasso alcolemico è superiore ad 1,5 g/l, l’ammenda sarà da 1.500 a 6.000 euro, l’arresto da sei a dodici mesi e la sospensione della patente può arrivare sino a due anni. Inoltre, è sempre disposta la confisca del veicolo (se di proprietà del conducente). La patente viene revocata in caso di recidiva nel biennio (art 186, comma 2, lett. c);

 

Tutte queste sanzioni, peraltro, sono raddoppiate qualora il conducente in stato di ebrezza abbia provocato un incidente stradale.

Non solo: è disposto, in aggiunta, anche il fermo amministrativo dell’automobile per 180 giorni.

Peraltro, le sanzioni amministrative indicate sono aumentate da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22:00 e prima delle ore 07:00.

Si segnala, poi, che il Codice della Strada regola anche la condotta di rifiuto, da parte dei conducenti coinvolti, di sottoporsi al test alcolimetrico.

In questo caso, infatti, salvo che il fatto costituisca più grave reato, saranno applicate le più gravi sanzioni tra quelle analizzate (ammenda fino a 6.000 euro, arresto sino a dodici mesi e sospensione della patente sino a due anni).

NEMMENO UNA GOCCIA

Bisogna, tuttavia, segnalare che per alcune categorie di automobilisti il divieto di assunzione di bevande alcoliche è assoluto.

Questi soggetti, infatti, devono astenersi dal mettersi alla guida in seguito all’assunzione, fosse anche di piccolissima quantità, di bevande alcoliche: si tratta dei minori di 21 anni, dei neopatentati (cioè chi ha il permesso da meno di tre anni) e dei conducenti professionali.  

Per tali soggetti le sanzioni in caso di guida in stato di ebbrezza sono modulate sulla base dei seguenti tassi alcolici:

  • tra 0 e 0,5 g/l: sanzione amministrativa da 168 a 673 euro e decurtazione di 5 punti dalla patente;
  • tra 0,51 e 0,8 g/l: la sanzione amministrativa di cui all’art 186, comma 2, lett. a) viene aumentata di 1/3;
  • tra 0,81 e 1,5 g/l o superiore a 1,5 g/l: le sanzioni amministrative di cui agli artt. art 186, comma 2, lett. b) e c), sono aumentate da 1/3 alla metà.

 

La scelta migliore è sempre quella di prevenire, ma questo già lo sai.

TEST DEL PALLONCINO: FACOLTÀ DI FARSI ASSISTERE DA UN AVVOCATO

Quante volte ti sarai chiesto se, fermato dalla polizia per il test alcolimetrico, hai il diritto di farti assistere dal tuo avvocato? Ebbene, la risposta è parzialmente affermativa.

Secondo la giurisprudenza di Cassazione, infatti, gli agenti di polizia hanno l’obbligo ben preciso.

Prima di effettuare il test alcolimetrico, devono informare il conducente della facoltà di farsi assistere da un avvocato di fiducia (Cassazione penale sez. IV, 21/01/2020, n.3906.).

Il difetto di tale informazione comporterà la nullità della sanzione penale, oltre che della confisca del mezzo.

Questo avviso, tuttavia, è legato alle garanzie previste per il procedimento penale. Lo stesso, allora, sarà dovuto solamente se il tasso supera la soglia della rilevanza penale. Ciò equivale a dire che, sotto gli 0,8 grammi su litro, non si ha il diritto di farsi assistere dal difensore.

Ne consegue che l’eventuale sanzione (amministrativa) sarà perfettamente valida.

Attenzione però. Come ben chiarito dalla Cassazione, la polizia non è obbligata ad attendere l’arrivo dell’avvocato per eseguire il test dell’etilometro.

L’alcooltest, infatti, viene contrassegnato dalla giurisprudenza come «un atto di polizia giudiziaria urgente e indifferibile», che impone agli agenti di procedere con tempestività. Il decorso del tempo, infatti, potrebbe compromettere irrimediabilmente l’esito del test.

Pertanto, pur gravando sugli agenti l’obbligo di informare il conducente della facoltà di farsi assistere da un legale, l’utilizzo dell’etilometro sarà perfettamente valido allorquando il difensore non possa recarsi nell’immediatezza sul luogo ove si trova il proprio assistito.

PARTICOLARE TENUITÀ DEL FATTO: UNA “SCAPPATOIA” PER I TRASGRESSORI

Nonostante tutte le sanzioni che abbiamo visto, c’è una buona notizia.

La legge risulta particolarmente clemente nei confronti dei soggetti che si siano macchiate di tale reato per la prima volta.

Il codice penale prevede, infatti, che coloro che abbiano guidato sotto l’effetto di alcool per la prima volta possano essere “perdonati”.

A stabilirlo è l’art. 131 bis del codice penale.

La norma, in particolare, introduce una causa di non punibilità per coloro che abbiano commesso reati non particolarmente gravi.

Ci si riferisce a quelli puniti con la pena non superiore nel massimo a cinque anni.

Fra questi vi rientra proprio la guida in stato di ebrezza.

La condotta del conducente deve risultare particolarmente lieve e non abituale, purché non siano derivati rilevanti danni a cose o persone.

CHE SIA LA PRIMA ED ULTIMA VOLTA

Pertanto, qualora fosse la prima volta che veniamo “beccati” dalla polizia con un tasso alcolico superiore alla legge e la nostra condotta si sia rivelata “particolarmente tenue” ai sensi del menzionato articolo, potremmo evitare la condanna chiedendo al giudice penale di archiviare il nostro procedimento.

Se la nostra condotta verrà ritenuta dal giudice come occasionale, e sempre che non vi siano state delle serie ripercussioni gravi (ad esempio incidenti stradali o danneggiamenti), non ci verrà applicate alcuna pena. Saremmo, in pratica, “perdonati” dall’ordinamento.

Ovviamente, essendo una norma prevista per il solo procedimento penale, non potrà applicarsi in caso di contestazione della sanzione amministrativa. Pertanto, se il tasso alcolico dovesse risultare al di sotto della “soglia penale” (0,8 grammi su litro), ma comunque oltre i limiti di legge, saremmo costretti a pagare la multa e non potremmo beneficiare dell’art. 131 bis c.p.

Inoltre, è bene ricordare che tale beneficio è utilizzabile solo una volta. In caso di recidiva, infatti, la nostra condotta non potrà più essere considerare come “non abituale”.

Occorrerà quindi prestare attenzione a non ricadere nel reato.

la seconda volta potremmo essere condannati per guida in stato di ebrezza, con l’applicazione delle relative pene analizzate prima.

LAVORI DI PUBBLICA UTILITÀ: COME EVITARE DI PAGARE LA PENA

Ma i benefici di legge non finiscono qui. Anche qualora dovessimo essere colti in stato di ebrezza alla guida e successivamente condannati a una sanzione penale, la legge contente al trasgressore di “scontare” la propria pena in modo alternativo rispetto alla multa o alla detenzione carceraria.

La premessa è una: non devono esserci stati incidenti stradali.

L’autore del reato potrà richiedere al giudice che la pena detentiva e pecuniaria inflittagli venga sostituita con il lavoro di pubblica utilità.

Trovi i riferimenti all’art. 54 D.Lvo 28 agosto 2000 n. 274.

Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di attività non retribuita a favore della collettività.

Ci si riferisce specialmente al campo della sicurezza e dell’educazione stradale.

Queste attività sono svolte presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni oppure presso enti ed organizzazioni di assistenza sociale o volontariato.

Lo scopo dell’istituto è molteplice.

EDUCARE E SENSIBILIZZARE

In primis, quello di educare e sensibilizzare l’autore del reato verso le tematiche della sicurezza stradale.

Inoltre, ne permette il reinserimento nella società con metodi alternativi rispetto a quelli (più gravosi) delle pene ordinarie: l’ammenda e l’arresto.

La durata del lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata.

In caso di svolgimento positivo dei lavori di pubblica utilità, il giudice dichiarerà d’ufficio l’estinzione del reato di guida in stato di ebrezza. Il giudice disporrà, altresì, la riduzione alla metà del termine di sospensione della patente e la revoca della confisca del veicolo sequestrato.

Al contrario, in caso di esito negativo della prova o di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro, il giudice disporrà la revoca della pena sostitutiva.

Non solo: verrà ripristinata quella sostituita, comprensiva della sospensione della patente e dell’eventuale confisca del mezzo.

Attenzione anche qui alla recidiva: il lavoro di pubblica utilità, infatti, non può sostituire la pena per più di una volta. 

COME CONTESTARE LA VALIDITÀ DELL’ALCOOLTEST

In conclusione, occorre tenere a mente una recente ed importante pronuncia della Corte di Cassazione.

Ponendo fine ad un contrasto giurisprudenziale in materia, gli ermellini hanno statuito che non è valida la multa per guida in stato di ebbrezza se la Pubblica Amministrazione non dimostra di aver provveduto alla verifica del corretto funzionamento dell’etilometro usato durante il test dal quale è scaturita la sanzione (Cass., sent. n. 38618/2019).

La Cassazione, in breve, recependo alcune pronunce della Corte costituzionale e della giurisprudenza civile, ha chiarito un aspetto fondamentale.

Spetta alla P.A. dimostrare il regolare funzionamento del test alcolimetrico, la sua omologazione e la sua revisione periodica.

Infatti, potendo disporre materialmente dell’etilometro, risulterà più agevole per il soggetto pubblico, rispetto a quello privato, assolvere ad un tale onere della prova.

INNOCENTE, MA…

La regola, peraltro, si ispira al principio di presunzione di innocenza dell’imputato, secondo il quale spetta all’accusa provare i fatti costitutivi del reato. Una volta assolto a tale onere, l’imputato, potrà a sua volta addurre le ragioni a suo discarico.

Pertanto, in caso di mancanza di prova circa il funzionamento, l’omologa e la revisione dell’etilometro, oppure in presenza di un’indicazione molto generica in tal senso, l’infrazione non potrà essere contestata dal giudice e il conducente potrà tirare un sospiro di sollievo.

L’etilometro, del resto, è lo strumento di prova principale nei procedimenti di guida in stato di ebrezza.

Occorre, allora, evitare che una scorretta taratura o una mancata revisione possa costare caro a qualche sfortunato conducente.

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