I Primi 6 mesi da Avvocato Praticante: Cosa Ho Imparato

Come sono stati i miei primi sei mesi in giacca e cravatta?

Si tratta in realtà di una riflessione che lo stesso Ordine Forense ci chiede di fare all’esito di ogni semestre di pratica.

Per poter ottenere il certificato che attesta la fine del percorso obbligatorio di praticantato occorre infatti consegnare, tra le altre cose, un tema tipo quinta elementare in cui l’interessato descrive come sono andate le cose.

Inutile dirlo che questa è la versione senza censure, leggermente diversa da quella politicamente corretta depositata in segreteria.

Come sai il lavoro presso lo studio legale occupa solo una percentuale della mia attività quotidiana.

Naturalmente ciò alla lunga potrebbe comportare un abbassamento della qualità dei miei risultati, ma è un rischio calcolato, che accetto volentieri a fronte della possibilità di dedicarmi a ciò che amo.

Divido le mie giornate tra il diritto, la cybersecurity, la consulenza e lo sport.

Per quanto stressante – parliamo comunque di 11/12 ore al giorno, dal lunedì al sabato – è pur sempre una situazione di equilibrio.

Più avanti, se ti fa piacere, andremo nel dettaglio.

Sono sempre alla ricerca degli strumenti per raggiungere la performance perfetta e quindi di quei trucchi alimentari, di attività fisica, di meditazione e relax che mi possono garantire di essere sempre al mio massimo.

Con ogni probabilità, dedicheremo uno spazio su NextLawyer ad un importante performance coach che ci racconterà, attraverso rubriche settimanali, come essere sempre in grado di spaccare, sia nello studio che nel lavoro.

Rimarresti sorpreso se scoprissi quanti top manager, sportivi e artisti ricorrono alla consulenza di questo professionista.

Torniamo adesso alla pratica forense.


Poco più di un anno fa mi sono laureato con 110 e lode in giurisprudenza.


A livello mentale ero davvero esausto, ma ho preferito non rallentare il passo. Anzi.

Il primo giorno buono, risvegliatomi contro ogni pronostico da un hangover letale, mi sono occupato di tutta la burocrazia.

Ho speso oltre 50 euro in fototessere perché venivo sempre malissimo e mi sono fatto consegnare il mio primo badge.

Potevo entrare in Tribunale dal lato “vip”, senza essere perquisito come un terrorista ogni santa volta.


Per moltissimo tempo ho ripetuto a me stesso che questo ecosistema così formale e sostenuto non mi avrebbe mai cambiato.


Mi dicevo: se sei bravo puoi continuare a fare il caz*o che vuoi e nessuno avrà niente da dire.

Poi ci ha pensato mio padre: “Si, se sei Mozart te lo puoi permettere altrimenti levati subito quel piercing” (si, avevo un piercing).

Dentro di me sapevo perfettamente che si trattava di una professione molto classica (per non dire vecchia), ma ammetto che le mie previsioni erano comunque troppo rosee.

Il Tribunale, specie per quanto riguarda i processi penali, seppur a livello di rendita economica la situazione è quella che conosci, è rimasto un luogo di prestigio e come tale va rispettato.

Non è consigliabile pertanto presentarsi in aula con le Balenciaga e il marsupio della Supreme.

In futuro ci dedicheremo anche all’abbigliamento perfetto (attenta Chiara perché ho molte cose da dire), ma in questa sede volevo solo farti capire che ho bussato alla porta di un mondo completamente diverso dal mio, per il quale soltanto un anno fa non ero per niente adatto.


Il cambiamento, quando imposto, è sempre difficile da digerire.


Per molto tempo ho continuato a fare le cose a modo mio, per una questione di principio.

Non volevo invecchiarmi e un’imposizione così bigotta mi sembrava del tutto irragionevole.

Aggiungiamo anche che mi piace stare comodo e non capisco cosa ci sia di bello nel girare con un cappio al collo.

Per imparare ad indossare la cravatta ho passato una mattina intera su Youtube, salvo poi farmi insegnare dai miei genitori.

Per alcuni giorni non mi guardavo neanche allo specchio perché non mi sentivo vestito da avvocato, ma travestito.

Tipo carnevale per intenderci.

Poi sono arrivati i primi clienti.

Lavoro in uno studio legale composto da oltre 10 grandi avvocati penalisti, ed è sicuramente questa la materia che prediligo e che ancora sceglierei over and over again.

I motivi che mi hanno spinto a specializzarmi nel diritto penale te li racconterò nel proseguo del nostro percorso.

Per adesso ti basti sapere che l’ho sempre considerata, a mani basse, la tematica più interessante ed emozionante del diritto italiano.

Questione di gusti.

Attraverso delle campagne digitali, promozioni online ed i lavori che portavo avanti parallelamente all’università mi ero creato un parco clienti ancora prima di cominciare.

Il mio studio questo lo ha apprezzato.

Io stesso ero sorpreso dalla fiducia di persone molto più grandi di me che, quasi con timore reverenziale, si confessavano su questioni delicatissime e diversissime le une dalle altre e (addirittura) mi pagavano (in soldi veri!) per un parere o in generale per l’attività che c’era da svolgere.

Di nuovo: essere pagati fa strano, subito sembra quasi che tu stia facendo un torto, ma non dimenticare mai dove sei stato negli ultimi 20 anni.

Insomma, appena il meccanismo si è messo in moto, è stato più facile venire a patti con me stesso ed iniziare a comportarmi da professionista.


Attenzione: i soldi non c’entrano niente.


Sto parlando di un atto dovuto nei confronti della persona che si siede davanti a te e che, nel caso delle questioni processuali penalistiche, ha sempre in gioco interessi davvero al limite e deve poter trovare un riferimento solido nella figura del proprio avvocato.

Avvocato, non un trapper della West Coast.

I primi mesi quindi mi sono preoccupato di capire da che parte fossi girato, costruire i rapporti con i colleghi di studio, conoscere i segreti del Tribunale, curare i miei primi clienti e quelli delle pratiche in cui venivo associato.

Imparo qualcosa di nuovo tutti i giorni.

Avendo preso un buon voto alla laurea c’erano delle grandi aspettative su di me e proprio per questo motivo è stato difficile non far capire a chi mi circondava che non avevo la minima idea di quello che stessi facendo.

Sorridevo e facevo si con la testa, ma ero terrorizzato.

Non volevo dare una brutta impressione, deludere chi si fidava di me né tantomeno farmi ripetere le cose cento volte.

Eppure, ancora oggi, se mi chiedono di fare attività di cancelleria, controllo su un foglietto in cui mi sono scritto tutti gli appunti ed i singoli piani di Palazzo di Giustizia.

Stiamo parlando delle questioni operative più elementari.

Per discutere di diritto in senso stretto e di tutti gli sbagli che ho fatto ci sarà tempo, ma soprattutto interverranno gli avvocati penalisti, civilisti, lavoristi ed amministrativisti di NextLawyer con le guide definitive per passare l’esame di stato ed avviare/reinventare la propria carriera.

Sia in Italia che all’estero dove le possibilità sono sconfinate.

Dal prossimo articolo ti racconterò tutto, ma se non vuoi perdere nemmeno un minuto allora comincia oggi stesso scaricando, gratuitamente e con un click, la guida definitiva per l’avvocato praticante da mettere subito in atto.





    Altra nota dolente.

    Non fare caso allo stipendio perché l’unica priorità al momento è imparare, imparare e imparare.

    Alcuni studi, quelli più grandi, offrono ai praticanti un fisso discreto in cambio però di una disponibilità da corporate multinazionale.

    Mi spiego meglio: disponibilità fulltime 07.30-19:30 con flessibilità nel weekend.

    In pratica sei un dipendente.

    Più frequentemente altri studi si limitano ad offrirti una retribuzione oggettivamente bassa.

    Normalmente 500 euro più una percentuale sulle pratiche che segui.

    Il problema è che sai benissimo che all’inizio della tua attività difficilmente andrai molto distante dal fisso.

    Infine alcuni studi non prendono in considerazione alcuna forma di retribuzione salvo quella della percentuale sulle pratiche. Good luck.

    In sintesi, per quella che è la mia esperienza, posso dirti che i sei mesi iniziali sono stati ricchi di novità, insegnamenti e scoperte.

    Mi sono bastati un paio di giorni per rendermi conto il mondo del diritto è impostato sugli stessi fondamentali da decenni e che non si rinnoverà certo da solo.

    Il punto è che gli anni passano e sono sempre più gli avvocati di nuova generazione ad entrare nel circuito.

    Giorno dopo giorno, ognuno di loro contribuisce a portare qualcosa di nuovo, approcci più smart, strumenti online e prove digitali.


    Il tuo futuro appartiene solo a te.


    Per quel che mi riguarda le difficoltà più grandi da affrontare per chi fa il suo esordio come avvocato praticante riguardano:

    • la calibrazione della propria immagine (non solo in termini di abbigliamento, ma anche linguaggio del corpo, vocabolario e via dicendo);
    • l’adozione di un metodo semplice e funzionale per l’espletamento di tutti quei compiti che il tuo dominus richiede;
    • la programmazione futura per far coesistere pratica, studio in preparazione dell’esame e tutti quegli altri interessi che magari stavi coltivando durante l’università e non hai alcuna voglia di abbandonare.

    Ho tantissimi aneddoti e curiosità da raccontarti su questi mesi e ancora di più sul resoconto del mio primo anno.

    Sono finito sia all’estero che in casa di alcuni calciatori di serie A senza sapere bene il perché.

    Adesso però è davvero arrivato il momento di iniziare il viaggio che ti ho promesso e di lasciare la parola agli avvocati di NextLawyer per costruire, già da domani, la tua carriera ed il tuo business legati all’universo del diritto.


    Gli avvocati di domani, oggi.


    E’ tutto pronto.

    Mettiti comodo.

    GDR

    PS: e tu? Come sono andati i tuoi primi mesi?

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