Il processo – Recensione BookLawyer

Ciao Nextlawyers!

Ci scrivete sempre in tantissimi e di questo non vi ringrazieremo mai a sufficienza.

Le domande in DM sono le più disparate.

Spaziano dall’università alla pratica forense, dai metodi di studio alle esperienze all’estero.

Quella che viene posta più di frequente sui nostri canali social è relativa ai libri consigliati dai nostri avvocati.

Se non ci segui già, questo è il nostro profilo di Instagram dove pubblichiamo storie, post e novità ogni giorno.

Per questo motivo, di tanto in tanto e come da vostra richiesta, abbiamo scelto di inserire alcune recensioni dei nostri libri preferiti.

Non dimenticate che noi per primi ne abbiamo scritto uno, ed è stato un successo!

In questo modo cerchiamo di creare, nel nostro piccolo, un elenco di must per ogni studente di Giurisprudenza (e non) d’Italia.

Non esiste una vera e propria lista, né testi contenenti tutte le risposte. Per quello vi suggeriamo di optare per i manuali che vi indicano in università!

Però la letteratura offre, il più delle volte indirettamente, tantissime opportunità di riflessione anche per noi futuri avvocati.

Naturalmente non siamo in grado di valutare la bontà di un romanzo con la stessa passione di un esperto, né tantomeno di esprimere una critica sensata al lavoro dei mostri sacri che verranno citati nel corso della rubrica.

Lo scopo è quello di offrire una brevissima pillola, utile al lettore per orientarsi meglio all’interno della sconfinata offerta letterale e, perché no, discutere insieme dei passaggi preferiti dei nostri libri del cuore.

Il primo libro recensito lo ha consigliato l’ex Presidente Obama durante uno dei suoi discorsi più celebri.

Siamo dunque arrivati al secondo capitolo di questo esperimento.

Una storia sospesa tra realtà ed immaginazione che trasmette una sorta di rassegnazione di fronte all’imprevedibilità della legge.

 


IL PROCESSO

Franz Kafka

Recensione breve


 

“Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua affittacamere, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Non era mai successo prima. K. aspettò ancora un poco, guardò dal suo cuscino la vecchia che abitava di fronte e lo stava osservando con una curiosità del tutto insolita per lei, ma poi, stupito e affamato insieme, suonò il campanello. Subito bussarono e un uomo che K. non aveva mai visto prima in quella casa entrò.”

Così inizia il processo (Der Process, Der Proceβ, Der Prozeβ, Der Prozess), un romanzo incompiuto di Franz Kafka scritto in tedesco fra il 1914 e il 1915, pubblicato postumo per la prima volta nel 1925.

È la storia, sospesa tra realtà e immaginazione, di un normale impiegato di banca, Joseph K., al quale improvvisamente viene notificato un mandato di arresto per gravi colpe mai chiarite e mai commesse.

Lo sventurato si trova all’improvviso coinvolto in un processo inverosimile, si rifiuta di accettare la propria sorte, crede fermamente in un errore giudiziario pur restando invischiato in una ragnatela di vicissitudini con una burocrazia cieca e complessa, popolata da personaggi surreali, grotteschi e sfuggenti.

Sebbene “Il processo” non fu mai portato a termine, esso include un capitolo che appare mostrare l’intenzione dell’autore di portare a una brusca fine la storia.

Si tratta di un’opera volutamente criptica, dove ogni punto di riferimento viene messo in discussione dallo stile angoscioso e spersonalizzante di Kafka, al punto che verrà mai chiarito ne il nome del protagonista (rimarrà sempre K.) ne la natura del reato contestato.


IL DIRITTO

Aldilà del titolo, il collegamento più immediato dell’opera con gli argomenti trattati dalla community NextLawyer riguarda la feroce critica contro la Giustizia.

Questa, intesa sia nell’accezione professionale forense tipica delle aule dei tribunali che mistica/divina, risulta troppo spesso caratterizzata da meccanismi imprevedibili e tragici.

Il risultato di tale incertezza è la rassegnazione di fronte alla legge, che segue il suo corso, inesorabile e complessa, riducendo la difesa a mero esercizio di stile.

Le carte del tribunale, con particolare riferimento al nebuloso atto di accusa, sono inaccessibili all’imputato e al suo difensore.

K., raggiunto da un’imputazione inspiegabile, non si da pace: cambia avvocato, modifica le proprie strategie e arriva al punto estremo di difendersi da solo.

La difesa stessa, così come la conosciamo, non è nemmeno garantita.

“..propriamente non è ammessa ma solo tollerata, ma anche su questo, cioè se possa essere dedotta almeno la tolleranza dal corrispondente articolo di legge, sussiste polemica..”

Inizialmente egli è convinto della sua totale estraneità ai fatti contestati (mai del tutto chiariti) e che questa risulterà decisiva nel senso della piena assoluzione.

Tuttavia, il lettore assiste alla progressiva perdita di speranza da parte di K. che, pagina dopo pagina, smette di affrontare il procedimento giudiziario con quella razionalità e quel pragmatismo tipiche dell’attività svolta presso l’istituto creditizio.

Esausto, cessa di interrogarsi sulle ragioni della propria misteriosa imputazione e si abbandona al suo destino, quasi invocando la condanna come una liberazione.

Impotente, si arrende ad un volere superiore, che egli non può comprendere.

Il tribunale non vuole niente da te. Ti accetta quando vieni, ti lascia andare quando vai.

Una metafora della vita, indifferente alle umane vicissitudini, un fluire lento, inutile lottare o cercare di capire.

 


FOCUS

Il romanzo rispecchia fedelmente il periodo storico in cui è ambientato: l’uomo sta perdendo i suoi valori, non è in grado di reagire, può solo soccombere.

La vera colpa che viene mossa a K., ma implicitamente ad ognuno di noi, è quella naturale. Colpevoli di esseri umani.

La natura umana è per Franz Kafka una legge predeterminata, ma completamente fuori dalla nostra portata.

Non a caso i temi dell’inettitudine, dell’assurdo e della solitudine sono ricorrenti nelle opere dello scrittore di Praga, e trovano massima espressione nella celebre “Metamorfosi”. L’uso dell’aggettivo kafkiano è entrato nell’uso comune per riferirsi a situazioni asfissianti, paradossali e angoscianti.

“Il processo” è un romanzo allegorico – metaforico, perché la storia del protagonista Josef K. rappresenta la condizione dell’umanità sulla terra.

L’essere umano versa in una condizione inconcepibile e disorientata perché non sa da dove proviene e non sa che ne sarà di lui.

Questa condizione di smarrimento, alienata e confusa, è aggravata dalla incomprensibilità del Mistero che circonda l’Umanità.

Kafka rappresenta il Mistero, ovvero l’enigma della vita, con il Tribunale, ovvero con un sistema burocratico, che sorveglia, accusa, processa e condanna gli uomini che a suo parere commettono colpe.


“Il processo”, spesso inserito nella trilogia di racconti insieme ai romanzi “Il castello” e “America”, è un must per ogni amante della letteratura. Ne possiedi già una copia?

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CONCLUDENDO

Il processo non è un’opera di facile lettura, ma l’ho trovata di un coinvolgimento senza precedenti. Sarebbe però assai riduttivo suggerirne la visione ad un pubblico di soli giuristi, giacché si tratta di un patrimonio della storia della letteratura.

Il sistema giudiziario distopico, cieco e imprevedibile è una metafora sulla solitudine, sulla fede e sull’angoscia dell’uomo di fronte a tutto quello che è più grande di lui e che egli non può spiegare razionalmente.

Ci siamo NextLawyers? Adesso è arrivato il vostro turno: assumete la difesa di K. e fateci sapere l’esito del vostro personalissimo processo!