Obbligo vaccinale e scudo penale: il punto della situazione

Obbligo vaccinale e scudo penale: le implicazioni del covid non finiscono mai.

Nell’articolo di oggi mettiamo ordine, spiegando per filo e per segno le ultime novità in ordine di tempo.

Su Instagram le domande ricorrenti sono proprio due: l’abilitazione e gli obblighi legati al vaccino.

Esame in tilt, figuriamoci il resto.

Il Consiglio dei Ministri si è riunito mercoledì 31 marzo 2021 a Palazzo Chigi.

A che scopo? Per approvare un decreto-legge che introduce misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19.

Il decreto ha introdotto due principali novità in materia di vaccinazioni anti-Covid e di giustizia con riferimento agli esercenti la professione sanitaria: l’obbligo vaccinale ed il c.d. scudo penale.

Di cosa si tratta? Chi riguardano? Quali saranno le conseguenze?

Scopriamo insieme, chiarendoci ogni dubbio, cosa prevedono le misure adottate dal Governo e perché si sono rese necessarie.

IL NUOVO OBBLIGO VACCINALE

L’avvio della tanto attesa campagna vaccinale ha scatenato l’ira inevitabile dei cd. “negazionisti“.

Le voci degli scettici si sono fatte ancor più sentire nelle ultime settimane quando, a causa di sospette reazioni avverse al farmaco di Astrazeneca (ora Vaxzevria), alcuni Stati fra cui l’Italia hanno dovuto sospendere per breve tempo la sua somministrazione.

È da questa diffidenza generalizzata verso la scienza medica, arrivata persino a “contagiare” molti degli stessi medici!

Proprio da qui esplode la questione dell’obbligo vaccinale.

Dati alla mano, risulta che l’1-2% dei medici ospedalieri – vale a dire tra 1.140 e 2.280 su un totale di 114.000 attivi – e un centinaio di infermieri dipendenti Servizio Sanitario su un totale di 254mila, hanno ad oggi rifiutato la vaccinazione (ANSA).

Si tratta di numeri non elevati ma che hanno fatto, comunque, molto scalpore nei giorni passati.

La questione dell’obbligo vaccinale è oggi risolta, come dicevamo, dal Decreto-Legge del 31 marzo 2021.

Questo introduce disposizioni volte ad assicurare l’assolvimento dell’obbligo vaccinale da parte del personale medico e sanitario.

Prima di analizzare le novità introdotte, nonché la dettagliata procedura per la sua operatività e le misure in caso di inottemperanza, è bene comprendere quale sia in contesto normativo di riferimento.

È legale imporre una vaccinazione? Cosa dice la nostra Costituzione a riguardo?

Ecco alcuni Medici che non potevano vaccinarsi neanche volendo

LA COSTITUZIONE E GLI OBBLIGHI VACCINALI

La nostra Carta fondamentale è chiara.

L’art 32 della Costituzione riconosce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e della collettività.

Stabilisce che nessuno può essere costretto a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Si tratta dei c.d. trattamenti sanitari obbligatori, spesso chiamati con il loro acronimo “T.S.O.”

La Costituzione consente di imporre un trattamento sanitario, come sono i vaccini, contro la volontà della persona. La possibilità è sottoposta alla condizione che l’obbligo sia previsto da una legge o da un atto equivalente, come il decreto-legge.

Secondo la Corte Costituzionale, la legge può prevedere l’obbligo di un determinato accertamento o trattamento quando ciò sia giustificato non tanto dal vantaggio che potrà derivarne per il soggetto cui è imposto, quando dalla necessità di tutelare l’interesse superiore della sanità pubblica (C.Cost., 26 aprile 2012, n. 107).

Del resto, non sono rari i casi nel nostro Paese di vaccinazione obbligatoria. Dal 1939 ad oggi, infatti, sono state rese obbligatorie diverse vaccinazioni: contro la difterite, il tetano, la poliomelite, l’epatite B, la SARS, la pertosse, il meningococco B e C, il morbillo, la rosolia, la parotite e la varicella.

In coerenza con l’imposizione vaccinale, è stato in passato introdotto anche uno specifico indennizzo a favore di chiunque abbia riportato, a causa della vaccinazione obbligatoria, lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica (art. 1 L. 210/1992).

Tuttavia, oggi l’obbligo è destinato soltanto a medici, infermieri ed operatori socio-sanitari.

Vediamo come mai si è deciso di ricorrere all’obbligo vaccinale solo per questi soggetti e cosa è previsto nel nuovo decreto.

MEDICI E INFERMIERI: COSA DICE IL CODICE DEONTOLOGICO

Tra le fila dei no-vax, sembra paradossale, spuntano anche molti medici, inferiori e personale sanitario.

Professionisti che, in quanto garanti del bene-salute del paziente, dovrebbero essere chiamati in prima linea a sottoporsi al vaccino.

Il loro rifiuto, pertanto, ha suscitato forte scandalo tra i consociati.

Non aiutano le breaking news dei notiziari. Pare siano diversi i pazienti che abbiano contratto il coronavirus proprio a causa del personale sanitario non vaccinato apprestato alle loro cure.

La previsione dell’obbligo di vaccinarsi sembrerebbe quindi necessaria per scongiurare rischi del genere.

Nel senso dell’obbligo vaccinale spinge il codice deontologico dei medici.

Il Codice (artt. 3 e 14) obbliga infatti il medico alla tutela della vita e della salute psico-fisica del paziente. E allora commette un’infrazione disciplinare il medico che, non vaccinandosi, viene meno a questi doveri professionali.

Non diverso sarebbe il caso della categoria infermieristica.

Anche il codice deontologico degli infermieri (artt 1 e 3) spinge verso l’accettazione del vaccino: la responsabilità dell’infermiere consiste nell’assistere e curare il paziente, promuovendo la cultura del “prendersi cura” e della sicurezza dell’individuo.

In definitiva, per medici e infermieri la vaccinazione pare essere un vero e proprio dovere.

Questi, infatti, hanno il compito etico, prima ancora che giuridico, di tutelare se stessi e gli altri, indipendentemente da una legge ad hoc.

T.U. SICUREZZA E LEGGE GELLI-BIANCO

In realtà, anche in carenza di una previsione normativa specifica che imponga la vaccinazione (come vuole l’art. 32 Cost), bisogna considerare il Testo Unico Sicurezza (D.Lvo 81/2008) e la riforma sulla responsabilità sanitaria c.d. Gelli-Binaco (L. 24/2017).

Tali norme, infatti, contengono disposizioni concernenti la sicurezza nel luogo di lavoro, anche nei confronti degli assistiti da cure mediche-infermieristiche.

Esse impongono a tutto il personale sanitario ogni tipo di attività finalizzata alla prevenzione di rischi.

In questo senso, dev’essere certamente ricompreso tra gli obblighi anche quello di sottoporsi a vaccinazione.

Per tutti questi motivi, ancor più velocemente del virus stesso, si è diffuso il pregiudizio sulla categoria degli indecisi.

È opinione radicata secondo cui l’operatore sanitario che rifiuta di vaccinarsi deve essere allontanato dal servizio o affidato a differenti mansioni.

In proposito, è di pochi giorni fa la decisione di un giudice di Belluno che ha ritenuto giusta la sospensione dal lavoro e dallo stipendio di dieci operatori di Rsa che avevano rifiutato l’immunizzazione.

Belluno

IL CASO DI BELLUNO

Lo scorso febbraio, infatti, due infermieri e otto operatori sociosanitari, hanno rifiutato di sottoporsi alla somministrazione della dose vaccinale.

I dieci sanitari, all’indomani del rifiuto, sono stati messi in ferie forzate dalla direzione delle RSA e, successivamente, allontanati dalle loro attività senza stipendio.

Gli operatori “no vax”, opponendosi ai provvedimenti dell’ASL, hanno fatto ricorso al Tribunale di Belluno, sostenendo che la Costituzione garantisse e tutelasse la loro determinazione.

Il Tribunale ha però ritenuto insussistenti le ragioni dei ricorrenti.

In particolare, il Giudice ha rigettato le richieste dei sanitari sulla base del dettato normativo di cui all’art. 2087 del Codice Civile.

L’imprenditore è tenuto ad adottare, nell’esercizio dell’impresa (anche nelle RSA), le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Evidentemente la permanenza dei ricorrenti sul luogo di lavoro avrebbe comportato la violazione della norma richiamata.

Dunque, deve concludersi per la correttezza del provvedimento di allontanamento dei dipendenti non vaccinati.

NUOVO DECRETO: OBBLIGO E SANZIONI PER MEDICI E INFERMIERI

Come detto, oltre a tutte le disposizioni richiamate, è oggi intervenuto il Decreto Legge 31 marzo 2021.

La norma si pone il dichiarato fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza.

Ai sensi dell’art.4 del Decreto, avranno l’obbligo di vaccinarsi gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali.

La vaccinazione diventa così requisito essenziale all’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative

Tuttavia, ci si può sottrarre dall’obbligo in caso di accertato pericolo per la salute attestato dal medico di medicina generale, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate.

Quanto al procedimento, toccherà all’ASL vigilare sul corretto adempimento all’obbligo vaccinale da parte dei dipendenti.

In caso di inadempimento da parte dell’obbligato, sarà dato immediato avviso al datore di lavoro e all’Ordine professionale di appartenenza.

L’adozione dell’atto di accertamento da parte dell’ASL determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2 (art. 1 comma 6).

La sospensione di cui al comma 6, mantiene efficacia fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021 (art. 1 comma 9).

Ove possibile, il datore di lavoro adibirà il lavoratore a mansioni differenti, anche inferiori, con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate.

Ovviamente, sempre che tali mansioni non implicano analoghi rischi di diffusione del contagio.

Solo qualora l’assegnazione a diverse mansioni non sia possibile, per il periodo di sospensione di cui al comma 9, non sarà dovuta al soggetto alcuna retribuzione, compenso o emolumento, comunque denominato.

In sintesi, quindi, vige l’obbligo per le strutture sanitarie di vigilare sui dipendenti e reagire all’eventuale rifiuto degli stessi.

In che modo?

Con il trasferimento ad altre mansioni, se possibile, e senza danno per la funzionalità dei servizi.

Solo in via residuale si avrà l’allontanamento dal lavoro.

A scanso di equivoci, va comunque evidenziato in chiusura che la maggioranza del personale medico risulti attualmente immunizzato.

A cosa serve lo scudo?

SCUDO PENALE

Infine, resta da analizzare la novità relativa al c.d. scudo penale.

Il nuovo decreto ha introdotto una speciale causa di non punibilità per gli operatori sanitari che somministrino le dosi di vaccinazione.

In particolare, si esclude la responsabilità penale del personale medico e sanitario incaricato della somministrazione del vaccino anti Covid, per i delitti di omicidio colposo (589 c.p.) e di lesioni personali colpose (590 c.p.).

I fatti-reato devono essere commessi nel periodo emergenziale e le vaccinazioni effettuate in conformità alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della Salute.

La norma sembra essere stata introdotta al fine di rassicurare gli operatori chiamati alla vaccinazione.

Così da evitare lo spiacevole inconveniente per cui i soggetti coinvolti nelle procedure di vaccinazione possano finire a dover fare i conti con eventuali procedimenti penali a loro carico.

In realtà, la causa di non punibilità si presta a letture critiche.

Infatti, a mente della natura personale e colpevole della responsabilità penale (art. 27 Cost), non si comprende la necessità di introdurre una disposizione di tal fatta.

Ai sensi dell’art. 27 Cost., un medico che inoculi un vaccino non potrebbe essere chiamato a rispondere per gli effetti collaterali (lesioni o morte) derivanti da un farmaco prodotto da terzi.

Il medico si limita, peraltro per dovere di legge e nell’esercizio del diritto alla salute altrui, ad inocularli al paziente.

 Gli eventuali effetti collaterali potrebbero, al più, essere in astratto imputabili alle sole case farmaceutiche

Né pare che la norma possa riferirsi al (diverso e raro) caso del medico che sbagli nell’attività materiale di inoculazione.

Una tale ipotesi non viene inclusa nella lettera della disposizione: pertanto, in caso di manovra imperita del sanitario, questi continuerà a rispondere penalmente delle sue azioni.

La legge appare quindi superflua. Ma non solo: risulta in qualche modo persino dannosa.

È stato infatti osservato che l’infelice causa di non punibilità introdotta potrebbe avere un effetto di disincentivo alla vaccinazione nei confronti della popolazione: non sarà certo idonea a scalfire il generale clima di scetticismo l’informazione che il medico non sia più responsabile dell’inoculazione del vaccino (presupponendo che, invece, prima lo fosse).

Una norma, insomma, destinata a far discutere nei prossimi giorni.

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