Responsabilità Medica Civile: 7 domande sulla Legge Gelli Bianco

La responsabilità civile in ambito medico-sanitario è senza dubbio tra gli argomenti da sempre “caldi” e papabili per uscire in sede di parere o di atto civile.

Se stai per affrontare l’esame da avvocato, questo è un must.

Probabilmente già lo sai.

La materia è stata completamente rinnovata dalla Legge n. 24 del 08.03.2017 (c.d. Legge Gelli-Bianco).

E’ decorso solo un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore.

Ciò significa che la giurisprudenza civile di legittimità non ha di fatto ancora avuto il tempo materiale per approfondirne i contenuti.

Tuttavia, leggendo le norme possiamo già analizzarla in punti focali.

Noi siamo NextLawyer e quindi ci portiamo avanti rispetto alla massa.

Vediamoli subito!


1) Che cosa è e che cosa disciplina?


Il testo è rubricato “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.

E’ stato approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati il 28 gennaio 2016.

Dopo alcune modifiche da parte del Senato nella seduta dell’11 gennaio 2017, è stato approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati il 28.2.2017.

Il provvedimento cerca di affrontare e disciplinare il tema della responsabilità dell’esercente la professione sanitaria e della struttura sanitaria pubblica o privata.

Non solo: riguarda anche il tema della sicurezza delle cure e del rischio sanitario, intervenendo anche sulle modalità per richiedere il ristoro dei danni derivanti dall’esercizio delle professioni sanitarie e sui procedimenti giudiziari aventi ad oggetto la responsabilità sanitaria.

Infine, la Legge Gelli-Bianco introduce l’obbligo di assicurazione ed istituisce il Fondo di garanzia per i soggetti danneggiati da responsabilità sanitaria.

Si compone di 18 articoli e vige dall’1 aprile 2017.


2) Chi sono i soggetti interessati dalla riforma?


Due grandi categorie:

  • i pazienti, la cui tutela costituisce il fine principale del testo normativo;
  • non solo i medici, ma tutti “gli esercenti le professioni sanitarie, nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative, riabilitative e di medicina legale” i, quali, secondo l’art. 5, devono attenersi salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate ai sensi del comma 3 ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministro della salute, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e da aggiornare con cadenza biennale. In mancanza delle suddette raccomandazioni, gli esercenti le professioni sanitarie si attengono alle buone pratiche clinico-assistenziali”.

Le linee guida per le pratiche terapeutiche costituiscono un sapere scientifico e tecnologico codificato che orienta le decisioni terapeutiche.

Questo anche per uniformare le valutazioni (per alcuni, come vedremo, con il rischio minimizzare le decisioni soggettive del medico curante).


3) Perché la riforma. Quali obbiettivi?


Tra i motivi che hanno spinto il legislatore ad emanare la Legge Gelli-Bianco possiamo individuare:

  • uniformare la materia della responsabilità sanitaria;
  • preservare la posizione del medico dalla responsabilità penale e dalla responsabilità civile, in modo da garantirgli la possibilità di operare con la serenità che procede verso la miglior scelta terapeutica;
  • garantire a tutti i pazienti la sussistenza di una Compagnia Assicuratrice a copertura del rischio connesso all’esercizio della professione sanitaria;
  • cercare di limitare la c.d. “medicina difensiva”, che possiamo definire come la condotta posta in essere da alcuni medici i quali, onde diminuire il rischio di essere destinatari di richieste di risarcimento, orientano in tale direzione le proprie prescrizioni (esami, medicine etc.)

Obbiettivi raggiunti? Ai posteri (ed alla casistica giurisprudenziale) l’ardua sentenza!


4) Quali sono i rapporti tra struttura sanitaria e medico?


L’intervento legislativo pone fine ad un dibattito giurisprudenziale lungo anni.

Ricordi all’università quando si parlava di responsabilità contrattuale dell’operatore sanitario derivante da contatto sociale qualificato?

Beh, oggi sembrerebbe una tesi totalmente superata dalla Legge Gelli-Bianco.

L’art. 7 infatti ci dice che:

  • la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose”;
  • L’esercente la professione sanitaria risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 c.c., salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente”.

In buona sostanza, in base alle norme sopra richiamate l’operatore sanitario, anche inserito nella struttura pubblica o privata, risponderà delle proprie condotta in via extracontrattuale (art. 2043 c.c.), salvo che vi sia un rapporto contrattuale tra lo stesso ed il paziente.


Ci scommetto quello che vuoi, nei prossimi tre anni ritroveremo questo passaggio anche nei tre giorni di dicembre.

Sai di cosa parlo.


5) Piccolo excursus: qual è la sostanziale differenza tra responsabilità contrattuale ed extra-contrattuale?


Ricordi le principali differenze tra responsabilità contrattuale ed extra-contrattuale?

Ripassiamo insieme.

  • Onere della prova: nella responsabilità extracontrattuale l’attore deve dimostrare la verificazione dell’evento, il danno subito, il rapporto di causalità tra la condotta e il danno, nonché l’elemento soggettivo (colpa o dolo) del responsabile, mentre in caso di responsabilità contrattuale, l’onere della prova è limitato all’esistenza dell’obbligazione e all’inadempimento, mentre grava sul debitore l’onere di provare che l’inadempimento non è a lui imputabile.
  • Prescrizione: in caso di responsabilità contrattuale, il diritto al risarcimento dei danni si prescrive nel termine ordinario di dieci anni, mentre in caso di responsabilità extracontrattuale, tale diritto si prescrive in cinque anni.
  • Danni risarcibili: nell’ambito della responsabilità contrattualeil risarcimento del danno dovuto all’inadempimento o al ritardo della prestazione deve essere comprensivo sia della diretta perdita subita dal creditore (il c.d. danno emergente) sia del mancato guadagno di quest’ultimo (il c.d.lucro cessante), in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta (nesso di causalità tra l’inadempimento e il danno). Nell’ambito della responsabilità aquiliana, invece, sono risarcibili tutti i danni, prevedibili o non prevedibili.
  • Capacità: per essere responsabili da un punto di vista extracontrattuale è sufficiente la capacità naturale, cioè quella di intendere e di volere; mentre per la responsabilità contrattuale occorre la specifica capacità di agire.

6) Ci sono novità dal punto di vista processuale?


Sì! Anche se, purtroppo, lasciano qualche importante interrogativo.

In base all’art. 8, a pena di improcedibilità, è necessario per il danneggiato esperire un “ricorso ai sensi dell’articolo 696-bis del codice di procedura civile dinanzi al giudice competente”; è anche fatta salva la possibilità di esperire in alternativa” una mediazione ai sensi del D. Lgs. 28/2010.

C’è un’altra importante norma processuale.

Ove la conciliazione  non  riesca o  il  procedimento non  si concluda entro il termine perentorio di sei  mesi  dal deposito  del ricorso, la domanda diviene procedibile e gli effetti della  domanda sono salvi se, entro novanta giorni dal deposito  della  relazione o dalla scadenza del  termine  perentorio, e’  depositato,  presso il giudice che ha trattato il procedimento di cui al comma 1, il ricorso di cui all’articolo 702-bis del codice di procedura  civile”.

Secondo gli interpreti questo ultimo termine deve essere considerato ordinatorio.

Del resto, la realtà dei Tribunali italiani è tale da non poter garantire che un procedimento di A.T.P. si possa concludere in sei mesi.

Sarebbe del tutto contraddittorio imporre al danneggiato l’introduzione del giudizio di merito in corso di consulenza.

Infine, è opportuno menzionare l’articolo 12.

Questo prevede la possibilità di esperire azione diretta nei confronti dell’impresa assicuratrice della struttura sanitaria o dell’esercente la professione sanitaria ritenuto responsabile, in litisconsorzio necessario con il rispettivo assicurato.


7) Vi sono critiche alla Legge?


Eccome!

Eccone alcune:

  • L’art. 14 istituisce un “Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria“, alimentato dal versamento di un contributo annuale dovuto dalle imprese assicuratrici operanti nel ramo, destinato a risarcire il danno in caso di esubero rispetto al massimale assicurativo, di insolvenza della compagnia, o di assenza di copertura assicurativa per recesso dell’impresa o per sopravvenuta cancellazione dall’albo della medesima. Buona intuizione, indubbiamente! Tale Fondo, tuttavia, è ancora un qualcosa di sconosciuto: nessuno dei decreti ministeriali che lo riguardano è stato emanato ed è pertanto ancora inoperante.
  • Non è chiaro se tra le parti necessarie del procedimento rientri il medico dipendente della struttura sanitaria pubblica.
  • L’emanazione delle linee guida secondo provvedimento ministeriale otterranno l’effetto contrario rispetto alle finalità della legge, poiché i casi di “medicina difensiva” aumenteranno a discapito dei pazienti.
  • La formulazione letterale è poco chiara ed a volte contraddittoria, un esempio? Nell’intento di limitare la responsabilità civile dei sanitari, l’art. 9 dispone che l’azione di regresso nei loro confronti (in caso di responsabilità per dolo o colpa grave) non possa superare una somma pari a 3 volte il valore della retribuzione lorda annua. Così, se un medico percepisce una retribuzione lorda annua di € 100.000, l’azione di rivalsa nei suoi confronti non potrebbe superare i 300.000 euro (100.000 x 3 = 150.000). In realtà, letteralmente, la norma prevede che la retribuzione lorda annua debba essere “moltiplicata per il triplo”. Quindi 100.000 x 150.000 = 000.000.000 (quindici miliardi).

E tu cosa ne pensi?

Durante la pratica o la professione hai seguito casi di responsabilità sanitaria dopo l’entrate in vigore della Legge Gelli Bianco?

Scrivimelo qui sotto.

Alessio.